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BAZZANO E LA SUA STORIA

IL MELOGRANO:
Lo stemma di Bazzano rappresenta un melograno, simbolo di molte comunità medievali.
Il perché della scelta di questo frutto non è molto chiaro, anche perché la pianta di melograno non è tipica delle nostre zone.

Si pensa che il frutto, spaccato nel mezzo per evidenziare i grani che contiene, voglia esprimere la simbologia dell'unità di tante particelle (i cittadini) racchiuse in un'unica "casa comune" (il Comune).


Bazzano: Provincia di Bologna
Cap: 40053
Prefisso teleselettivo: 051
Popolazione: 6.000 abitanti
Superficie: Kmq 14,12
Altitudine: 50 – 116 metri s.l.m.
Distanza da: Bologna km 26 Modena km 24
Gemellaggio: Bellreguard (Valencia, Spagna)


UNA VALLATA BAGNATA DAL FIUME "SAMOGGIA"
Nota storica di Pietro Ospitali

La storia di Bazzano fa parte della storia dei nuclei abitati situati nella vallata del torrente Samoggia, un corso d'acqua che sorge sull'Appennino bolognese e modenese e sfocia nel Reno. Queste terre, che hanno visto condottieri ed eserciti, oggi sono punteggiate da tranquilli nuclei urbani, abitati da gente laboriosa. E degli scontri sanguinosi di un tempo non v'è più traccia se non in qualche leggenda. A parlare del passato più remoto restano alcuni reperti archeologici che testimoniano della permanenza dei terramaricoli (reperti a Bazzano, Monteveglio e Zappolino), dei villanoviani (Bazzano, Monteveglio, Pragatto e Calcara) che operarono la prima trasformazione dell'uva in vino, e poi si aprì la storia vera e propria con l'avvento dei pacifici Etruschi e la conquista dei selvaggi Galli Boi, cessata infine con l'arrivo dei Romani, che portarono pace e prosperità, costruirono tra le altre strade, la Via Clodia, tracciato che esiste tutt'ora ed è quello della via Bazzanese, che da Bologna va a Vignola ed attraversa Pragatto, Crespellano e Bazzano. Quest'ultima località in particolare fu privilegiata dalla nuova arteria, e tutta la zona, all'ombra di Roma godette per quasi sette secoli della "pax romana". Ma, al termine dell'impero romano di Occidente (nel 476 d.C.) la calata dei barbari segnò ancora una volta l'inizio di un'era agitata, che vide le campagne spopolate e deserte. Alle razzie fecero seguito carestie e malattie, mentre bizantini e goti si disputavano questi luoghi. I bizantini ebbero la meglio, ma se la videro presto con i Longobardi, turisti alquanto invadenti che trovarono appetibili queste terre. Ci misero quasi un secolo ad impadronirsene, e ci riuscirono nel 727; presero anche Buxo, l'attuale Bazzano. Nel 774 Carlo Magno assegnò questi territori al Papa, e qui si trovò la frontiera tra Chiese e Impero. A metà del secolo X i Conti di Canossa divennero feudatari di quasi tutta la vallata, e la famosa Matilde di Canossa ne fu signora. Figura quasi leggendaria, Matilde era feudataria dell'Imperatore, ma, come è noto, operò in favore del papato. La cosa non piacque all'Imperatore, quell'Enrico IV famoso per essere andato, appunto, a Canossa. In quell'inverno del 1077, a chiedere perdono a Gregorio VII ospite di Matilde. L'imperatore tedesco se la legò al dito, quella gita a Canossa che non aveva giovano certo alla sua popolarità, e giurò di rifarsi alla prima occasione. Infatti, dopo una quindicina d'anni, assalì di sorpresa i castelli della contessa, ed assediò Monteveglio che tuttavia resistette più del previsto. Al punto che a farlo capitolare non servirono né la presenza dell'antipapa (creato dallo stesso Imperatore) che accorse minacciando, né una nuova macchina da guerra che pareva portentosa. Macchè, gli assediati ricevevano rifornimenti attraverso passaggi segreti, gli assedianti erano disorientati, e finì che gli uomini di Matilde, in una battaglia sanguinosa, ebbero la meglio. Il figlio dell'Imperatore ci lasciò la pelle e per le truppe imperiali fu l'inizio di una serie di sconfitte. Morta Matilde, Bazzano passò a Modena e successivamente (siamo nel XII secolo) a Bologna, ma le rivendicazioni delle due città su quei territori erano ben lontane dall'essere risolte. Anzi, fra distruzioni, carestie e pestilenze in quegli anni non si moriva certo di noia (si moriva, invece eccome, di fame, di freddo oppure ammazzati), tantopiù che c'era un intenso viavai di gente. Tra quei "turisti" non proprio desiderati ci fu anche quel Re Enzo figlio di Federico II, che, preso dai bolognesi a Fossalta, finì i suoi giorni a Bologna nel palazzo che tutti conosciamo. Anche i Visconti fecero parte di quei visitatori poco graditi, che arrivarono con le armi in pugno, e non si sa se portarono più danno loro o le epidemie che si abbattevano e colpivano uomini ed animali. Per finire in bellezza, l'anno Milletrecentonovantanove terminò con la peste ed un terremoto che provocò molte vittime. Il secolo nuovo iniziò meglio? Neanche per sogno: nuove epidemie, nuovi terremoti e nuovi disagi diedero il benvenuto al secolo XV. Fra tanti guai, Bazzano vide però aumentare la propria importanza: diventò vicariato nel 1407. Tra pesti, terremoti, guerre varie e relativi saccheggi, passò la prima parte del secolo. Tra gelate e temporali, raccolti distrutti, cibo insufficiente, e ancora pestilenze e terremoti, passò la seconda parte. Il Cinquecento non fu migliore per queste zone, a fare i danni che non fecero le guerre, ci pensò la situazione metereologica che fu, se possibile, peggiore che mai. Tanto per non perdere l'abitudine, poi, si continuava a combattere, questa fu la volta delle liti tra Papa Giulio II e i Bentivoglio, tutti e due si rifacevano da queste parti. Bazzano era diventato sede del capitano della montagna e fu, quello l'inizio di un predominio sulle località circostanti. Ma c'era poco da rallegrarsi, tra disastri naturali di proporzioni bibliche e pestilenze varie, arrivano anche i Lanzichenecchi. Fu l'ultimo capitolo di quegli anni travagliati, poiché seguì il periodo di pace che permise a Bazzano di affermare il proprio predominio. A ciò contribuì anche l'istituzione di un mercato (1574) che divenne fra i più importanti della vallata e che esiste tutt'ora. Bazzano stava diventando uno dei comuni più prosperi, anche se le carestie erano ben lontane dal cessare e la zona era toccata dalla piaga del banditismo. L'ultima pestilenza fu quella, di manzoniana memoria, del 1630, e fu la peggiore, decimò la popolazione di Bazzano, che subì un'ulteriore massacro ad opera del condottiero Montecuccoli, che voleva annettere la località a Modena. Erano, questi, gli ultimi rigurgiti di un secolo, il Milleseicento, che volle finire "in bellezza" con un'ennesima carestia. Ma il secolo successivo fu più clemente con quelle popolazioni, e Bazzano godette di una certa prosperità: aveva il maggiore numero di abitanti tra i paesi della zona, aveva l'ospedale, l'economia agricola era prospera. Le truppe napoleoniche portarono una ventata di libertà e un uragano politico-amministrativo: fu soppresso il capitanato della montagna di Bazzano. Poi vennero gli austriaci, e poi ancora i francesi, si era ormai nell'Ottocento e il viavai di eserciti continuava. Bazzano ci rimise il castello (distrutto da un incendio) e in tutta la vallata ci rimisero tutti un bel po’, i francesi arruolavano nella loro armata gli uomini abili, e quando se ne andarono, nel 1814, scacciati dagli austriaci, nessuno li rimpianse. Né vennero rimpianti gli austriaci quando se ne andarono per lasciare la zona, come stabilito dal congresso di Vienna, allo stato pontificio. Tra austriaci e papato, si arrivò alle guerre d'indipendenza, la libertà si avvicinava e il 14 marzo 1861 fu proclamato il Regno d'Italia. Bazzano e le altre terre che fanno parte della vallata del Samoggia, da allora hanno una storia che si identifica col resto del Paese. Durante la 2a guerra mondiale si sviluppò un forte movimento antifascista che contribuì alla lotta di Liberazione ed ebbe i suoi martiri. Resta da dire che anche in questi territori la popolazione lasciò le campagne per trasferirsi nelle città, attratta dal miraggio di migliori condizioni di vita. Successivamente, negli anni Sessanta, vi fu un'inversione di tendenza: sorsero insediamenti artigiani ed industrie, ed anche Bazzano fa parte di quei centri urbani che hanno un'economia basata sue quelle attività commerciali e di servizi che hanno preso in parte il posto della primitiva economia agricola che era l'unica fonte di sostentamento delle popolazioni.

I Borghetti di Sopra e di Sotto – Rioni più poveri di Bazzano specialmente il Borghetto di sotto. Nonostante la grande miseria gli abitanti del borghetto sono sempre stati molto simpatici. Dal Borghetto sono usciti molti bravi operai che emigrando hanno fatto buone fortune. Altra nota molto simpatica è che tutti gli abitanti del borghetto avevano un soprannome: ne ricordiamo alcuni: Ciciol, Zacagn, Caramlein, addirittura i Lanzarini avevano anche il sottosoprannome: Baltrech. Nonostante la miseria, nei borghetti si cantava e esisteva amicizia e solidarietà fra gli abitanti. Allo scoppio della guerra con l'Etiopia, i nostri soldati occuparono il "Tigrai" regione poverissima a nord dell'Abissinia. Il borghetto fu subito ribattezzato "Tigrai". Ciciol, il più povero, cantava una canzone."A sein brot ma a sein simpatic e a vivein coul al frut di debit!!!"

Paradiso
Era il quartiere più alto di Bazzano (da lassù si può ammirare la meravigliosa pianura padana) e abitato dalle persone più benestanti; il nome deriva probabilmente dall'unione di questi due fatti. Vi si sale attraverso due stradine lastricate con sassi, una da Via Venturi, l'altra da Via Giovanni da Bazzano.

Corte San Giobbe
E' uno dei luoghi più antichi del centro storico, abitato da famiglie di artigiani, sarti, calzolai, lattonieri.. Posto a ridosso di alcune famose osterie della Via Termanini, aveva il corteile quasi permanentemente occupato da attrezzature vinarie. Il falegname Alfonso Brighetti, detto "Brigata", la ribattezzò "La caurt di Zelestein" e tutti i bazzanesi, per un lungo periodo, la chiamarono così.

Fondazza
E' un "sito" molto antico del centro storico; probabilmente un toponimo riproducente il senso di abitazione concentrate nel fondo di un terreno. Assieme al Borghetto è sempre stato abitato dal "popolo" più bazzanese degli altri.

San Giuseppe
Località amena e contigua col "paradiso" deriva il nome dal culto del Santo omonimo. Insediamento relativamente recente, almeno per alcune sue parti, mantiene la tradizione con una serie di festeggiamenti primaverili di origine abbastanza remota.

Bellaria
E' una località storica: i primi archeologi che indagarono sul nostro territorio (Casini, Crespellani, ecc..) vi rinvennero numerosissime testimonianze di insediamenti primitivi ed ipotizzarono la presenza di una "officina litica" dove venivano scheggiate e modellate le selci per armi e strumenti di caccia e di lavoro. La villa della figura è una costruzione del primo novecento.

Cascapelo
Toponimo per antonomasia. Vi venivano conciate le pelli e lavorate le setole dei maiali macellati dai pizzicagnoli del "centro storico" e dagli agricoltori del contado. Nel periodo tra le due guerre la località era in gran parte occupata dai magazzini del legname dell'antica ferramenta della famiglia Zanetti Lamante e figli.


Madonna della Sabbionara
Il quadro, di autore ignoto, molto caro ai bazzanesi, è stato rubato qualche anno fa e mai più ritrovato. La bellissima cornice dorata ornata di fiori ospita ora una fedele riproduzione. La Madonna delle Grazie è venerata e invocata soprattutto dai lavoratori della terra, che si rivolgono a Lei, ora come un tempo, per chiedere la Sua benedizione sui campi e sui raccolti; è ancora tradizione infatti che, nel periodo primaverile, il quadro venga portato in processione per le campagne, nelle tradizionali "Rogazioni". La scritta in latino significa proprio: "Madre delle grazie, patrona di Bazzano".

La Giuditta
La statua in bronzo "Giuditta" o "Bagnante", dello scultore Giuseppe Graziosi era, in origine, destinata insieme ad altre ad ornare una piazza di La Paz, ma per problemi internazionali, le statue non furono ritirate. Il Graziosi, amico del pittore bazzanese Adolfo De Maria, propose di vendere una statua al comune di Bazzano e così, per L. 5.000, fu eretta in mezzo alla Piazza di Bazzano (nel 1913) la statua, che fu subito chiamata dai bazzanesi Giuditta, si dice, per ricordare la modella che aveva posato per lo scultore. Nel 1922, la statua, che per il fatto di rappresentare una donna nuda aveva causato molte polemiche, fu tolta dalla Piazza e conservata nell'atrio del Comune fino al 1990, quando è stata sistemata al centro della fontana ai piedi del Rivellino.

Monumento ai caduti
Il monumento ai Caduti della prima Guerra Mondiale è un'opera in bronzo dello scultore di Savignano sul Panaro Giuseppe Graziosi e fu inaugurato al centro della Piazza Garibaldi nel 1922. Attualmente è sistemato al centro della piazzetta prospicente la Caserma dei Carabinieri. Il soldato calpesta un giogo a dimostrazione della libertà conquistata, rinfodera il pugnale a metà, per dimostrare che sarà sempre pronto a ricominciare a difesa della libertà.

Torre dell'orologio
Delle torri che rafforzano le mura di difesa del castello, rimane a noi soltanto la bella torre che tutti conosciamo come "Torre dell'Orologio". Il Cassero fu probabilmente costruito nel 1600, quando il Castello subì molte modifiche. L'orologio della Torre fu costruito nel 1840 dal bolognese Camillo Franchini e fu comperato dal comune di Bazzano e montato nel 1843.

La Rocca (Castello)
Incerte sono le origini storiche del nostro castello che è parte insostituibile del complesso monumentale che "incorona" con grande rilievo il sottostante paese. A cavallo dell'anno mille sicuramente già esistevano genti e popolazioni che avevano preso stabile dimora nel colle della Rocca ed ivi avevano cominciato a porre le basi sulle quali sarebbe, in seguito, sorta la poderosa costruzione che ancora oggi ci avvince con il racconto delle sue vicende. Come questo monumento sia arrivato al suo attuale non è cosa semplice da spiegare. Come tutte le fortezze, nei giorni della fortuna incuteva timore ai nemici della nostra terra, nei giorni neri quando gli avversari avevano il sopravvento, e ciò è accaduto più volte, la colpivano fino a demolirla, ma poi c'era chi la faceva rinascere più bella e più forte. Il castello testimonia così un'altalena di eventi legati alla storia di Bazzano in particolare, ma in modo determinante a quella di Bologna e di Modena fino al secolo XVII. Finite le lotte medioevali il Castello trovò pace, seppure malridotto. Un restauro fu fatto dopo il terremoto del 1929. La guerra del 1940/45 recò nuovi gravissimi danni ma in seguito si potè ripararli e mediante sapienti restauri fu ritrovato per il Castello il suo aspetto più felice. Ora è metà di chi vuole ritrovare qualcosa delle nostre "radici" e luogo in cui si cerca di promuovere cultura attraverso le voci del passato. Lo scrittore e poeta italoamericano Emanuel Carnevali, vissuto a lungo a Bazzano, così ci racconta del suo amore per il castello: Bazzano … con le campane in eterno movimento, col castello medioevale sul punto più alto del paese, a sfidare i temporali che non vengono a vigilare. Su cosa vigili e per che cosa o Torre? L'Austria e il Papa sono andati per la loro misera strada E nessun pericolo minaccia i tuoi campi, dorati di grappoli bianchi in Autunno, argentei di frumento nuovo in Primavera, dove la neve scende soltanto come una carezza. (Maggio 1924)

Cento scalini
Fila serpeggiante di scalini, scavati nel terreno e ricoperti con sassi di fiume, che porta da via Termanini allo spiazzo che precede l'arrivo alla Chiesa e a la Rocca soprastanti. Corre ripidamente lungo la collinetta, in parte artificiale, su cui poggiano le mura del Castello.

Ripa del Rivellino
Strada in salita, molto ripida che dalla piazza centrale porta al Castello e alla Chiesa. Un tempo era senza scalini e selciata con ciottoli di fiume. Ora è stata resa più agevole da lavori di sistemazione. Un tempo, quando era ricoperta di ghiaccio, i ragazzi si divertivano a scivolare, dall'alto verso la piazza, seduti su assi di legno.

Il Pozzo del Castellaccio
Antico pozzo interno alla prima cerchia muraria del castello, ora scomparsa. E' situato all'incrocio fra via A. Venturi e Via Contessa Matilde. E' un caratteristico scorcio della Bazzano antica.


Chiesa di Santo Stefano
E' probabile che anticamente non fosse che una cappelletta ad uso del Castello, la cappelletta, nel 1035 era, come oggi, dedicata a S. Stefano e chi sa quante volte fu modificata, fino a che, nel 1782 l'Arciprete Argante Maria Negretti ne intraprese una ricostruzione più ampia, incominciando dalla Cappella Maggiore. Ospita opere pregevoli, tra cui il quadro di S. Stefano, opera del pittore pesarese Simone Cantarini che lo realizzò nel 1637; la Via Crucis, opera settecentesca alla ralizzazione della quale parteciparono i migliori pittori del tempo, tra cui Gaetano Gandolfi (1734 – 1802); la SS. Trinità con i santi Pietro e Paolo, tela ad olio dello stesso Gandolfi.

Oratorio di Piazza
Pare debba la sua costruzione alla Confraternita del Suffragio nel secolo XVII. E' dedicato a S. Maria del Suffragio. Ospita due importanti tele del Gandolfi raffiguranti la Maddalena Pinitente e il S. Girolamo in ascolto delle trombe celesti, questi dipinti risalgono al 1756. Il quadro dell'altare principale rappresenta una Madonna col Bambino, S. Antonio da Padova e, in basso, le anime purganti avvolte nelle fiamme.

Oratorio della Madonna della Neve
Presso la Villa Gandolfo, in località Sirena, si trova il grazioso Oratorio della Madonna della Neve che ospita un quadro di ottima fattura ma di autore sconosciuto.

Chiesa della Sabbionara
Esistente già nel 1586 è intitolata a S. Maria delle Grazie. Restaurata nel 1630 da alcune famiglie bazzanesi, grate alla Madonna per essere scampate alla peste, ospita la tela (oggi trafugata) raffigurante la Madonna col Bambino. Le pareti ed il soffitto sono decorate dal pittore bazzanese Pio Passuti.

Cappellina della Via Crucis
La cappellina che si trova lungo la Ripa del Ravellino fu restaurata per iniziativa della bazzanese Elide Corsini Garagnani nel 1919. Il quadro che vi è ospitato, raffigurante la Madonna, è opera del Vanni e fu dipinto nel 1839.

Pilastrino di San Giuseppe
Il Pilastrino qui raffigurato è quello dedicato a San Giuseppe che si trova nell'attuale via Circonvallazione Sud. Al Santo era dedicata la strada che è l'attuale Via Giovanni da Bazzano. Era tradizione, per le famiglie del paese, radunarsi durante le sere di Maggio a recitare il S. Rosario presso questo e altri pilastrini. Bazzano ne conta diversi nel suo territorio, specialmente nelle campagne.


Ponte
La costruzione del ponte nel "Ghiaia", così veniva chiamato il torrente, iniziò nel 1853 e fu ultimata nel 1863. Per la sua costruzione furono utilizzati mattoni prodotti dalle industrie locali di laterizi. Durante l'ultima guerra mondiale fu bombardato dagli alleati e poi fu minato dai tedeschi in ritirata. Nel primo dopoguerra fu ricostruito con le caratteristiche 5 campate, posate su 6 piloni.

Ponte della ferrovia
Fu costruito nel 1938, quando fu elettrificata la Ferrovia Casalecchio Vignola. Prima il "trenino" a carbone aveva altro percorso, parallelo alla via Bazzanese fino alla Muffa e la stazione era in fondo a Via Carducci dove ora c'è la stazione delle corriere.

Passerella
Chiamata dai Bazzanesi la "vdagna" era uno stretto ponte di legno dondolante che permetteva a coloro che abitavano al di là del fiume di raggiungere il centro del paese evitando il ponte sulla strada provinciale. Era gestita da un anziano detto "al vdagner". Dopo la guerra fu rifatta in cemento.

Torrente Muzza (la Fioma)
Quello che oggi ci appare un modesto rigagnolo nella nostra storia ha avuto un posto di grande rilievo:
* nel 700 d.C. segnava il confine tra i territori bizantini e quelli longobardi; in seguito segnò i limiti, per secoli, fra lo Stato Pontificio ed i domini degli Estensi, fino all'Unità d'Italia. Successivamente indicava il confine tra le province di Bologna e Modena.
I territori di Castelfranco e Piumazzo, fino al 1929, facevano parte del territorio bolognese, fu per decisione di Mussolini, che furono assegnati in seguito alla provincia di Modena.

Fiume Samoggia
Il fiume Samoggia ha origini sparse da più località dell'Appennino Bolognese e Modenese a circa 800 metri sul livello del mare. Anticamente formava, a valle delle paludi e fin dal tempo degli Etruschi si cominciò a disciplinare il suo corso. Suo ramo importante è il Ghiaia i Serravalle la cui confluenza nel Samoggia avviene nel territorio di Monteveglio. Troviamo altri affluenti lungo il suo percorso: il Lavino, il Martignone e la Ghironda. A sua volta è l'ultimo affluente di sinistra del Fiume Reno in cui si getta in località Forcelli dopo 60 km. Di percorso. Il nostro samoggia nel suo andare è stato elemento fondamentale della nostra storia.
Un poeta locale canta:
"La vaus dla Samuz as arcorda
I ann ch'in pon brisa turner
Un po' d'acqua e po' piò
E'na quec piena e po' piò
Tra i so sas as sein pers anca no…"
Lenzi
(La voce del Samoggia ci ricorda
gli anni che non possono ritornare.
Un po' di acqua e poi più
Qualche "piena" e poi più
Fra i suoi sassi ci siamo perduti anche noi).


Acqua salata
La Fonte dell'acqua salata, pur non appartenendo al territorio comunale di Bazzano è considerata, da sempre, bazzanese. Situata nella valle del Rio Marzatore fino al 1960 fu meta delle passeggiate dei bazzanesi che vi si recavano per attingere l'acqua a cui si attribuivano qualità terapeutiche. C'è ancora chi ricorda una vecchina per le strade di Bazzano offriva un "zacaun d'acqua saleda" (un fiasco d'acqua salata al prezzo di 10 lire.

Mulino
Nel territorio comunale di Bazzano sorgevano vari mulini (la costruzione dei quali risaliva alla metà del 1700) azionati da ruote idrauliche che funzionavano tramite canali che prendevano acqua o dal Torrente Samoggia (Canale Molino), o dal Rio Muzza (ai piedi di Montebudello) (Canale Muzza), o, infine, dal Fiume Panaro (Canaltorbido). In vicinanza dei canali "Torbino e Muzza", che scorrevano vicini e paralleli, sorgevano 2 importanti mulini: il Mulino "Sega" e il Mulino "Campagna o di mezzo". Nella costruzione di questi si era tenuto conto oltre che della vicinanza dell'acqua, anche della presenza di vie di comunicazione che il avrebbero riforniti. Ancora oggi c'è chi ricorda le interminabili file di carri e birocci carichi di sacchi di grano in attesa del loro turno di macinatura, lungo le carreggiate delle strade che si collegavano al territorio di Castelfranco e di Piumazzo. Che questo punto fosse importante lo si deduce dal fatto che nella borgata di Magazzino erano state aperte un'osteria, una rivendita di tabacchi, un beccaio (macelleria di carne ovina) e, successivamente un zuccherificio. Il Mulino "Sega" va ricordato anche perché macinò polvere da sparo per il Monopolio e questo incarico fu assegnato dal Regno ad un certo sig. Fiorini della zona. I due mulini succitati, fino a qualche decenni fa ancora funzionanti, oggi non esistono più, sono stati sostituiti da due cementifici.
In Bazzano paese, il mulino più grande ed antico era situato in Via Zanasi (ove attualmente sorge un palazzo con al piano terreno un negozio di "Carne equina", il negozio di abbigliamento "Giuliana", ecc.); anch'esso nacque verso la metà del 1700 e fu abbattuto nel 1984. Un secondo, "Il Mulino Bertuzzi", fu costruito più tardi in Via Cesare Rocchi.
Entrambi funzionavano con l'acqua della "Buchetta Torri" sul samoggia, prelevata mediamente un canale (Canale Molino), appositamente costruito, che correva lungo la Via Zanetti, dietro le scuole elementari, lungo la via Zanasi ed, infine, si ricollegava al Torrente Samoggia in fondo alla Via C. Rocchi. Ove oggi troviamo l'incrocio di Via Zanasi, di via C. Rocchi e di Via Mazzini, vi era il Ponte Canale. Il vecchio condotto o canale esiste ancora nel sotterraneo.

Repubblica
E' un grande edificio sorto su di un lato della piazza del paese, di fronte al palazzo comunale. Quanto fu costruito ospitava un numero ingente di famiglie per cui fu chiamato "Repubblica" come segno di luogo molto frequentato e caotico dove tutti comandano e nessuno ubbidisce.

Case operaie
Attualmente la Società Operaia si identifica con l'alto e ampio caseggiato che sorge di fronte all'edificio della scuola elementare. Questa Società comunque fu fondata nel 1864 da 62 lavoratori con spirito di solidarietà e fratellanza fra diseredati: fu una società di "Mutuo soccorso". Nel 1867 partecipò, con un suo rappresentante, al secondo congresso dell'internazionale Socialista a Losanna. Questo rappresentante fu il Marchese Tanari, già carbonaro.

Cà d'cartaun (case di cartone)
E' conosciuta dai bazzanesi con questo nome la prima casa a destra quando dalla Provinciale ci si immette in Via Cesare Rocchi. Da piante di Bazzano questa casa risulta già esistente ai primi del 1900. Forse fu chiamata così perché quando fu costruita non dava l'impressione di una grande solidità.

Il bastimento
Costruzione che risale all'inizio del secolo: è chiamata così dai bazzanesi per la sua insolita forma tondeggiante, che ricorda la poppa di una nave.

La casina
La "piccola casa" o "Casina" (come un tempo era chiamata) esiste ancor oggi, cadente come un rudere, disabitata e solitaria, nascosta da moderne ristrutturazioni. Un tempo, da sola, sorgeva nell'interno, poco sopra alla curva, di via Termanini, lungo la strada che porta al cimitero. A quei tempi era abitata da un "birocciaio" che scavava sassi lungo il torrente (oggi un fossato) che scendeva da via Montebudello per immettersi nel canale che raccoglieva le acque della zona.

Cento scalini
Fila serpeggiante di scalini, scavati nel terreno e ricoperti con sassi di fiume, che porta da via Termanini allo spiazzo che precede l'arrivo alla Chiesa e a la Rocca soprastanti. Corre ripidamente lungo la collinetta, in parte artificiale, su cui poggiano le mura del Castello.

Lazzaretto
Oggi è un palazzetto che sorge alla confluenza di via Mazzini con la strada statale che porta a Bologna. Una volta era un luogo di ricovero e di cura (come si poteva) per le persone colpite dalla peste, colera e altre malattie infettive, durante le numerose e ricorrenti epidemie di quei tempi.

Il Bucco
Il Bucco (Buxo) è probabilmente la zona più antica di Bazzano; l'origine stessa del nome "Bazzano" viene fatta risalire a Buxo. Si ha notizia certa che prima del mille, il longobardo Liutprando, in guerra per la conquista dell'Emilia, spazzò via tutte le fortezze che trovò sul suo cammino e fra queste anche il Bucco, molto vicina all'attuale Rocca.
In seguito a questa distruzione Bazzano fu costruita sulla collina a lato del Bucco, la prima costruzione fu la Rocca, le parti più antiche sono la torre verso sud e una parte verso est.

Villa Pedrini
La villa, situata in Via Venturi, fu costruita all'inizio del 20° secolo in prossimità del podere "Lavacchio". Il toponimo, cioè il nome del luogo, fa intuire la presenza di un insediamento di epoca romana in questo luogo. Il "lavacrum" era infatti il luogo dove si lavavano gli uomini e si abbeveravano i cavalli, posto all'ingresso dei campi fortificati romani.

Villa Diana
La villa, che attualmente ospita la Scuola Materna Parrocchiale, fu costruita su progetto dell'architetto torinese Emilio Bertone de Sambuy, autore pure dei Giardini Margherita di Bologna. Esso prese il nome dalla prima proprietaria, Diana Spinola, nipote di Rosa Vercellana – contessa di Mirafiori – meglio conosciuta col nomignolo di "bella Rosina", la quale ebbe una figlia di nome Vittoria dal Re d'Italia Vottorio Emanuele II. Dall'unione di Vittoria col marchese Spinola nacque Diana che poi sposò il professore di matematica bazzanese Vincenzo Giusti, suo insegnante nel collegio che frequentava. Quando il matrimonio naufragò, diana lasciò il marito al quale rimase per qualche tempo la proprietà della villa che perciò prese anche il nome di Villa Giusti.

Villa Tanari
Fu proprietà dei Marchesi Tanari e poi della famiglia Muller. Nel 1895 il Comuzio Agrario di Bazzano decise di sviluppare la coltivazione delle barbabietole da zucchero per poter poi costruire un moderno zuccherificio che, all'epoca, venne a costare un milione. L'ingegnere boemo (regione cecoslovacca) Muller scelse, con i suoi collaboratori, la località Molino di Mezzo come la più adatta per costruirvi lo zuccherificio perché nei pressi scorrevano le acque del Canale Torbido. Per abitare vicino alla sua fabbrica, l'ingegnere Muller acquistò allora dai Marchesi Tanari il villino di caccia detto Ca' Rossa che da allora venne chiamato Villa Muller. Nel secolo XVIII il padre del pittore Gaetano Gandolfi fu fattore, cioè amministratore, presso la villa. In tal modo il Gandolfi, originario di Decima (BO), ebbe legami con Bazzano e nell'oratorio della villa, dedicato a Santa Giustina, ha lasciato un suo dipinto su tela raffigurante la Natività della Vergine.

Villa Gessa
E' situato in Via Provinciale Est ed è chiamata anche Villa Scagliarini, dal nome del proprietario. Qui trascorreva abitualmente l'estate lo scrittore di commedie e poeta dialettale bolognese Alfredo Testoni (1859-1931) autore de "Il Cardinale Lambertini" e la "Sgnera Cattareina".
Nella tranquillità del parco della villa egli trovò l'ispirazione per molte delle sue opere, usando spesso i nomi di contemporanei bazzanesi, qui conosciuti, per i suoi personaggi.

Villa Gabella
E' così denominata perché fu costruita sul confine tra i possedimenti dello Stato Pontificio (dalla parte di Bologna) e il Ducato di Modena. Fino alla metà circa del secolo 19°, per passare da uno stato all'altro trasportando merci, occorreva pagare una gabella, cioè un'imposta o dazio di consumo. Costruita circa 200 anni fa, inizialmente era la casa dei "gabellieri" venne ampliata in seguito dalle famiglie Minelli.

Villa Gandolfo
Alla villa, che fu di proprietà della famiglia Odofredi-Gandolfi, è annesso un oratorio dedicato alla Madonna della Neve dove è conservato un bel dipinto su tela di autore sconosciuto.
Le notizie più antiche risalgono al testamento di Agostino Gandolfi Odofredi il quale da una lapide conservata nella Villa, risulta essere stato comandante della cavalleria di Stanislao Augusto I, Poniatowski, re di Polonia.
Pare che il Gandolfi sia stato al servizio del sovrano nel periodo compreso fra il 1764 e il 1795. Dopo varie vicissitudini, nel 1850 il signor Carlo Garagnani compra la villa denominata "Gandolfo", in seguito sposerà Amalia Martinelli, ava degli attuali proprietari.

Villa Giulia
E' situata nell'odierna Via Panzanese; ospitò nell'Agosto del 1637 il famoso pittore Guido Reni e il suo allievo Simone Cantarini, autore del quadro di S. Stefano situato sopra all'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Bazzano.
Il quadro fu commissionato, cioè ordinato, al Cantarini da Marco Biancani, padrone della villa, che poi ne fece dono all'arciprete del tempo. Il quadro, come risulta dalla quietanza, cioè dalla ricevuta conservata nell'archivio parrocchiale, costò L. 250. Secondo alcuni critici, la testa di Santo Stefano, per la grande qualità artistica, sarebbe stata dipinta dal Reni stesso, ma ciò non è mai stato provato con sicurezza.

Municipio
Il Palazzo Municipale fu iniziato nel 1864 e completato nel 1866 dall'architetto bazzanese Michelangelo Minelli, autore anche del cimitero della fine dell'800. Il Municipio ha nell'atrio lapidi marmoree ai caduti delle patrie battaglie. Ospita, attualmente, l'archivio storico, quello del capitanato della Montagna e la biblioteca, aperta per la prima volta al pubblico il 1° settembre 1884.

La piazza
E' sempre stata ed è ancora oggi il "cuore" del paese. Ha assunto l'aspetto attuale nel 1895 quando l'allora Sindaco Minelli fece abbattere alcune case poste di fronte all'edificio comunale. Dapprima fu abbellita, al centro, da un monumento con la "bella bagnante" in bronzo, dello scultore savignanese Graziosi.
In seguito la "Giuditta", così chiamata dai bazzanesi, fu relegata a nell'atrio del palazzo comunale e fu sostituita dal monumento del Fante, dedicato ai caduti in guerra, senza nome. Attualmente la piazza sta diventando un'isola pedonale attrezzata.

L'Ospedale
La prima traccia di questa struttura ospedaliera si trova già nel 1408 in un elenco di edifici, confermata in seguito nel 1592 in un elenco di soli ospedali. Probabilmente era gestita dalla Confraternita di Carità S. Vincenzo e in un linea di continuità con il "Lazzaretto" serviva come ricovero nei periodi di epidemie. All'inizio del secolo l'attuale edificio denominato Umberto I, gestito da un solo medico e poche infermiere, aveva un numero molto basso di posti letto. In seguito andò via via allargandosi, ciò soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Nel febbraio del 1945 infatti fu terribilmente danneggiato da un bombardamento, tanto che per un certo periodo venne addirittura trasferito in altri edifici del paese, tra cui ricordiamo villa Morini e la Casa del Popolo. Tornato efficiente con il nome di Ospedale Civile, oltre ad esser restaurato, fu anche ampliato, nel periodo 60/70 con due nuove ali aumentando così la capienza e migliorando notevolmente il tipo di servizio. Rimasto attivo fino al 1992, fu in quell'anno trasferito nei nuovi edifici che si trovano nei pressi delle scuole medie, un po’ fuori dal centro cittadino.
Nel 1999 il fabbricato è stato totalmente demolito per far sorgere un nuovo centro residenziale – terziario.

Stazione Ferroviaria
Fila serpeggiante di scalini, scavati nel terreno e ricoperti con sassi di fiume, che porta da via Termanini allo spiazzo che precede l'arrivo alla Chiesa e a la Rocca soprastanti. Corre ripidamente lungo la collinetta, in parte artificiale, su cui poggiano le mura del Castello.

Scuola elementare
Fu progettata dall'architetto Nuvoli e fortemente voluta dal Sindaco Termanini. Fu inaugurata nel 1912. Durante la prima guerra mondiale l'edificio fu utilizzato come ospedale e durante la seconda guerra mondiale perdette la bella ringhieria dei giardini, in ferro battuto, data alla Patria come ferro per fare cannoni.
Fu bombardata e resa inutilizzabile. La scuola è dedicata al giovane maestro paolo Zanetti, nato a Bazzano e morto nella prima guerra mondiale ad Oslavia, all'età di 37 anni.

Pellicano
Pur non avendo rilevanti caratteristiche dal punto di vista artistico e storico, "Il Pellicano" è una bella costruzione adibita a casa per gli anziani sorta nel centro storico. Il primo edificio è una vecchia casa in sasso, ampliata in seguito con nuovi corpi che sono stati uniformati il più possibile alla costruzione già esistente.

Centro Cassanelli
L'edificio situato nel centro urbano, richiama l'attenzione per il suo insolito colore. Costruita tutta in mattoni e poi dipinta di un particolare rosso-vinaccia, la palazzina era infatti la vecchia caserma dei vigili del fuoco fin dalla fine del secolo scorso. Attualmente è la sede del "Centro Cassanelli" circolo ricreativo per gli anziani molto frequentato e particolarmente attivo e inserito nella vita del comune.

Albergo Sirena
Situato a Bazzano "Città d'arte" a venti minuti da Bologna e Modena, l'Albergo Sirena, già Trattoria-Locanda da l1963 ed ora totalmente ristrutturato, offre un ambiente confortevole e familiare. E' caratterizzato da ampie camere dotate di tv, telefono diretto e servizi. La cucina presenta i piatti della tradizione culinaria emiliana. A disposizione dei clienti bar, sala tv, e ampio parcheggio.

Albergo alla Rocca
L'Albergo alla Rocca è vocato dal 1769 all'Ospitalità. La precisa volontà di conservare la memoria storica del luogo ha ispirato l'ambientazione. In una cornice rinnovata in cui antico e moderno si sposano con armonia negli elementi d'arredo, offre alla clientela internazionale un'atmosfera a 4 stelle confortevole e prestigiosa per soggiorni di affari e di relax.

Il mercato
Il mercato settimanale di Bazzano nacque con un Decreto del Senato di Bologna nel 1574, che lo trasferì togliendolo a Monteveglio. Si teneva di mercoledì ed era uno dei più frequentati del territorio bolognese. Come conseguenza di questo mercato sorsero a Bazzano locande, osterie, alberghi dove i commercianti si fermavano alla conclusione dei loro affari. Ancora oggi il Comune di Bazzano lo ritiene un punto di forma per l'economia locale. Ora il mercato si tiene nel giorno di sabato.

Saslà
E' una particolarissima uva da tavola, di vitigno francese (zona del fiume Rodano) a maturazione precoce (fine agosto e prima metà di settembre). Il grappolo è di grandezza media così pure gli acini rotondi e giallo-dorati. Nella zona collinare del nostro territorio era molto coltivata, ora assai meno perché, pur essendo di sapore gradevolissimo, raffinato e particolare, è un'uva a buccia esile, facilmente degradabile e, pertanto, meno commerciabile rispetto alle uve meridionali, spagnole o tunisine, che l'hanno oggi soppiantata. Addirittura, dopo la vendemmia, doveva essere sforbiciata, cioè ripulita dagli acini deteriorati (si diceva "sgiuriner"=sforbiciare). Il suo declino è dovuto, quindi, alla sua eccessiva delicatezza ed alla sua intrinseca nobilità. Esistono vari tipi di Chasselas o "Saslà" che vengono classificati a seconda dell'epoca di maturazione (che dura una ventina di giorni) e vi è anche il "saslà" rosso e rosato, ma non nel nostro territorio.

Corda
Alla fine del secolo scorso dalla "bassa" bolognese arrivava la canapa appena battuta. Nella località Borghetto veniva pettinata. I cordai bazzanesi, che erano molti, facevano la corda girando "la masola" che intrecciava la canapa. Il mercato della corda di Bazzano era molto importante tanto che per diverso tempo i nostri cordai, si dice, rifornirono la Marina Militare.

Zuccherificio
In conseguenza alla introduzione della coltivazione delle barbabietole da zucchero nel territorio, intorno al 1895, venne costruito lo zuccherificio nella campagna ad ovest del paese. Lo stabilimento fu raso al suolo nel 1945 e non è stato ricostruito.

Poesia

L'autore di questa poesia scrive rime in dialetto il "Bazzanese". Il nostro dialetto ha origine bolognese, con influssi montanari e modenesi. Questa volta scrive di Bazzano, piccola patria, ora città d'arte e luogo dolce ed amaro, sempre contraddittorio, come tutto ciò che si ama. L'ispirazione appare sincera, la costruzione equilibrata, il sentimento ora delicato, ora sanguigno …

VERSIONE DIALETTALE

Bazàn…

Bazàn, t'i al mi paeìs, t'i la mi vétta:
luntàn da tè an'j'è sudisfaziàun,
anch quànd t'am regàl una scunfétta
al mi còr al riàss sàmper a dert rasàun.

Sàtta al to zil a j'ho vést la lus,
a j'ho cgnussò al dulàur e la trìstazza,
l'amàur, al curàgg, la ràbia, al cunvùls,
la pòra, la guèra, la pès, la cuntintàzza.

A saun stà ragazòl, cinno e ragàz,
a j'ho imparà a nudèr dàinter in d'la Gèra
quànd l'aqua la passèva, al màeis ed Maz
e par tòtta l'estèd, tranquélla e cèra.

Luntàn da tè an'j'ho mai durà dimòndi
e a j'ho fat tanta stréda par turnèr
parché i dé e al nòt j'eren tròp longhi
a am pariva ch'in vléssen mai passer …

quand in luntanànza a guèrd al màunt
Lassò d'la Ròca caun al gran Castèl,
an vàdd l'àura ed passèr par d'là dal pàunt
e ariver in Piàza par psàir cscàrrer d'quèl..

Bàzan, paeìs ingrèt e generàus,
ignurànt e sapiànt, récch e puvràtt,
sustgnò, spanézz, mattòcch e giudiziàus,
capàz d'odi e d'amaur, sàinza un tai nàtt!

Bazàn l'è fat acsé, fat a so mòd,
al so còr al bat lé, tra Ròca e Piàza:
a j'è ch'in dis ed mèl, chi al crùv ed lòd
me al stémm e al sgròggn… e lo al m'al rinfàza.

Di Pietro Ospitali, 1984.
VERSIONE IN ITALIANO

Bazzano, sei il mio paese, sei la mia
vita/lontano da te non c'è
soddisfazione/anche quando mi regali
una sconfitta/il mio cuore riesce sempre
a darti ragione/.

Sotto il tuo cielo ho visto la luce/ho
conosciuto il dolore e la
tristezza/l'amore, il coraggio, la rabbia, il
timore/la paura, la guerra, la pace, la
contentezza/.

Sono stato fanciullo, bambino e
ragazzo/ho imparato a nuotare dentro il
Ghiaia/quando l'acqua passava, il mese
di Maggio/e per tutta l'estate, tranquilla
e chiara/.

Lontano da te non ho resistito molto/e
ho fatto tanta strada per
tornare/perché i giorni e le notti eran
troppo lunghi/e mi pareva non volessero
mai passare/..

E quando in lontananza guardo il
monte/lassù della Rocca con il gran
Castello/non vedo l'ora di passare il ponte/e
arrivare in Piazza, per poter parlare
di qualcosa…/.

Bazzano, paese ingrato e generoso/ignorante
e sapiente, ricco e poveretto/superbo,
prodigo, mattocchio e
giudizioso,/capace d'odio e d'amore,
senza un taglio netto!/

Bazzano è fatto così, fatto a suo modo,/
il suo cuore batte lì, tra Rocca e Piazza:/
c'è chi ne parla male, chi lo copre di lodi;
/io lo stimo e lo strapazzo…
e lui me lo rinfaccia.
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